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Deep dive ambientale

Come l’ingestione di plastica danneggia gli animali marini?

11 settembre 2025

Come l’ingestione di plastica danneggia gli animali marini?

Ingerire plastica blocca la digestione, provoca lesioni e porta tossine; gli effetti osservati indicano l’urgenza di prevenire alla radice.

Panoramica

Negli ambienti marini la plastica viene spesso mangiata, non evitata. Le tartarughe scambiano i sacchetti per meduse; gli uccelli marini raccolgono frammenti colorati e li rigurgitano ai pulcini; pesci e invertebrati ingeriscono microplastiche sospese nella colonna d’acqua o depositate nei sedimenti. In questo articolo spieghiamo come l’ingestione danneggia gli animali—dal tratto digestivo all’intera popolazione. Capirai i meccanismi dietro lesioni e denutrizione, il ruolo dei contaminanti e della bioaccumulazione, e perché la prevenzione a monte è decisiva.

Un pasto fatale

Scambio di prede

Molte specie usano vista e olfatto per trovare cibo. Sacchetti, film e schiume imitano segnali naturali—meduse per le tartarughe, uova di pesce per gli uccelli marini, particelle simili allo zooplancton per i filtratori. In acque torbide o di notte, forma e contrasto prevalgono sulla cautela, favorendo l’ingestione. Una volta ingerite, le plastiche possono incastrarsi in esofago o stomaco, abrasare i tessuti e ridurre lo spazio per il cibo vero. Il problema riguarda tutte le scale: dalle macroplastiche che ostruiscono l’intestino alle microplastiche che passano ma interagiscono con tessuti e microbiomi.

Ostruzioni e fame

Frammenti rigidi, tappi, accendini e monofili si aggrovigliano e compattano in bezoari che bloccano la digestione. Gli animali si sentono “sazi” senza energia, entrando in una spirale di denutrizione. Anche ostruzioni parziali rallentano il transito, riducendo l’assimilazione di nutrienti e acqua. Ulcerazioni e perforazioni aumentano il rischio di infezioni; individui compromessi faticano a immergersi, sfuggire ai predatori o migrare. In colonie o banchi, questi effetti sub-letali si traducono in minore successo riproduttivo e sopravvivenza.

Carico chimico

Le plastiche contengono additivi (plasticizzanti, ritardanti di fiamma, stabilizzanti) e veicolano in mare inquinanti idrofobi adsorbiti sulle superfici. Durante la permanenza nel tratto digestivo, parte di questi composti può trasferirsi ai tessuti, aumentando il carico chimico. Pur variando per polimero, dimensione, temperatura e chimica intestinale, il vettore di rischio è chiaro: l’ingestione accresce il potenziale di esposizione, con effetti endocrini e sullo sviluppo particolarmente preoccupanti per uova, larve e giovani.

Dispendio energetico e comportamento

Cercare cibo con un intestino compromesso costa tempo ed energia. L’ingestione sub-letale riduce crescita e condizione, alterando galleggiabilità, aree di foraggiamento e interazioni predatore–preda. Gli uccelli marini che rigurgitano di frequente plastica ai pulcini riducono l’apporto di prede nutrienti; i pesci con microplastiche nell’intestino passano più tempo ad alimentarsi per compensare, aumentando l’esposizione ad altri rischi. Nel tempo, queste penalità energetiche deprimono la fitness individuale e, cumulativamente, la resilienza delle popolazioni.

Fasi vitali a rischio

Le prime fasi di vita incontrano plastica in habitat di nursery—estuarî, baie, fronti costieri—dove i rifiuti marini si concentrano. Uova e larve sono sensibili a stress fisici e chimici; i giovani, esplorando, ingeriscono facilmente frammenti. Le specie longeve accumulano rischi nel corso di decenni. Nei fondali, le microplastiche incorporate nei sedimenti sono ingerite dai detritivori e risalgono le reti trofiche; in pelagico, frammenti e fibre galleggianti vengono assunti da filtratori e planctivori. Cambia la via, converge l’esito: salute compromessa.

La risposta sul campo di Ogyre

Ogyre agisce su due fronti: in mare con una rete di Fishing for Litter formata da fishers locali, e lungo le aree costiere per intercettare i rifiuti ocean-bound prima che raggiungano gli ambienti marini. Tutto ciò che viene raccolto è consegnato a cooperative certificate per selezione, riciclo o smaltimento responsabile, mirando sempre all’opzione di fine vita più sostenibile. Ogni attività è tracciata su blockchain per garantire trasparenza, tracciabilità e integrità dei dati lungo l’intera catena di recupero. Questo sistema sostiene fishers e partner locali con supporto logistico ed economico, trasformando il recupero di rifiuti marini e costieri in valore condiviso entro un approccio circolare a tutela dell’Oceano.

La plastica ingerita e le microplastiche attraversano le reti trofiche marine. Ciò che inizia con lo zooplancton o i piccoli pesci può risalire i livelli trofici—arrivando infine anche nel nostro piatto—un motivo in più per impedire che la plastica entri in mare.

La prevenzione parte a monte

L’ingestione non è un incidente isolato; è l’esito prevedibile della dispersione di plastica negli habitat dove gli animali cacciano, filtrano e brucano. I meccanismi sono documentati: scambio di prede, ostruzioni fisiche, esposizione chimica e costi energetici che si sommano fino a impatti a livello di popolazione. Le azioni devono privilegiare prevenzione a monte e recupero vicino alle fonti, guidati dai principi dell’economia circolare e da tracciabilità credibile. Programmi sul campo che lavorano con fishers e partner costieri, insieme a una corretta gestione di fine vita e a dati trasparenti, riducono la probabilità che la plastica diventi un pasto fatale—e aiutano a ripristinare la capacità dell’Oceano di sostenere la vita.

Fonti

  • 2024 — Global Waste Management Outlook 2024 — United Nations Environment Programme (UNEP)
  • 2022 — OECD Global Plastics Outlook — Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD)
  • 2020 — Impacts of plastic pollution in the ocean on marine species, biodiversity and ecosystems — WWF
  • 2021 — Seabed sources of marine litter — Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)
  • 2023 — Plastics, biodiversity and the circular economy — European Environment Agency (EEA)
  • 2019 — Marine litter best practices — UNEP
  • 2018 — Mediterraneo in trappola — WWF
  • 2023 — COREPLA Report 2023 — Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica
  • 2024 — UN Marine Litter Report — United Nations
  • 2023 — Country-specific mismanaged waste: main contributor to marine litter in Europe — European sources
  • 2023 — WWF: Stato dei fiumi e focus plastica — WWF Italia
  • 2023 — Plastics and biodiversity — EEA
  • 2023 — How to address Plastic Pollution — UNEP
  • 2022 — Plastic Pollution: WWF, Plastic Credits & Neutrality — WWF
  • 2023 — Ogyre Protocol — Ogyre
  • 2023 — Ogyre Code of Conduct — Ogyre
  • 2024 — EEA: Plastic Impact & EU Circular Economy — EEA

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